Una tecnica che usavo prima dei combattimenti (e che vale per ogni prova importante)
Ci sono notti che non si dimenticano.
Se hai mai affrontato qualcosa che contava davvero, sai di cosa parlo.
Il corpo è stanco, sei a letto, le luci spente.
Ma la mente è accesa come se fosse giorno.
Ripassa tutto: scenari, possibilità, errori, conseguenze.
Non è paura pura. È qualcosa di più sottile.
È ansia che consuma.
All’inizio della mia carriera pensavo fosse un problema da eliminare.
Col tempo ho capito che stavo sbagliando bersaglio.
L’ansia non nasce perché sei fragile.
Nasce perché stai vivendo troppo avanti nel tempo.
L’equivoco più grande sull’ansia
Ci hanno insegnato che l’ansia va combattuta, soppressa, controllata.
Respira, rilassati, pensa positivo.
La verità è che, quando qualcosa conta davvero, la mente non vuole spegnersi.
E più provi a forzarla, più si ribella.
Nel mio caso, la notte prima di un match, la testa non si fermava perché:
• ci tenevo
• sapevo cosa c’era in gioco
• sapevo che non potevo improvvisare
Quello non era un difetto.
Era energia senza direzione.
L’errore che fanno in molti
Il problema non è pensare troppo.
Il problema è pensare male.
Pensare a:
• “e se va male”
• “e se sbaglio”
• “e se non sono all’altezza”
Questi pensieri non preparano.
Consumano.
Io ho smesso di chiedermi “come faccio a non essere ansioso”
e ho iniziato a chiedermi:
“come posso usare questa tensione a mio favore?”
La tecnica che usavo davvero (senza romanticismi)
Questa non l’ho letta in un libro.
L’ho costruita sul campo, notte dopo notte.
1. Tornare nel presente, davvero
La prima cosa che facevo non era pensare positivo.
Era fermarmi.
Respiro lento.
Corpo fermo.
Mi riportavo a una sola cosa: qui e ora.
Non al match.
Non al risultato.
Non a domani.
L’ansia vive nel futuro.
Il controllo vive nel presente.
2. La domanda che cambiava tutto
Poi mi facevo una domanda semplice, ma scomoda:
“Cosa farebbe il mio idolo adesso?”
Non cosa direbbe.
Non cosa posterebbe.
Cosa farebbe, realmente.
La risposta era quasi sempre la stessa:
• starebbe calmo
• starebbe presente
• non starebbe sprecando energie mentali
Questo spostava il focus da me a un modello.
E quando smetti di guardarti troppo, recuperi lucidità.
3. La micro-visualizzazione (non quella da film)
Qui molti sbagliano.
Non visualizzavo tutto il combattimento.
Non immaginavo la vittoria.
Non immaginavo la cintura.
Visualizzavo pochissimi secondi, fatti bene:
• un movimento pulito
• una scelta corretta
• una reazione lucida sotto pressione
Il cervello non ha bisogno di mille immagini.
Ha bisogno di chiarezza.
Perché questa tecnica funziona davvero
Funziona perché:
• ti riporta nel presente
• riduce il rumore mentale
• trasforma l’ansia in attenzione
L’ansia non sparisce.
Ma smette di guidare.
Diventa carburante.
Non vale solo per il combattimento
Questa è la parte che molti sottovalutano.
Quella notte prima del match è identica a:
• la notte prima di un esame
• prima di una decisione importante
• prima di una riunione che può cambiare le cose
• prima di un momento in cui senti che “devi esserci”
Il contesto cambia.
La dinamica mentale è la stessa.
In tutti questi casi non serve più controllo.
Serve presenza.
Una verità che pochi accettano
Se non dormi prima di qualcosa che conta, spesso non è perché non sei pronto.
È perché ci tieni davvero.
Chi non prova nulla, non ha niente da perdere.
Il problema non è l’ansia.
È lasciarla andare senza guida.
Come usare questa tecnica, passo dopo passo
Se sei in uno di quei momenti:
1. Riporta il respiro nel presente
2. Fatti una sola domanda guida
3. Visualizza un’azione singola, non il risultato
4. Lascia passare l’ansia senza combatterla
Questo è allenamento mentale.
Come tutto il resto.
Conclusione
Non cercare di spegnere la mente.
Impara a usarla.
Rimani nel presente.
Fai una cosa alla volta.
Il resto, se sei arrivato fin qui, lo sai già fare.
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